Il “vampirismo” di Bram Stoker

Abraham Stoker

Abraham Stoker nacque a Clontarf, un quartiere di Dublino nord, nella regione di Leinster, in Irlanda.

Fino all’età di 8 anni, Abraham, detto Bram, fu incapace di alzarsi in piedi a causa di un cagionevole stato di salute. La sua guarigione apparve come un miracolo ai medici che lo avevano in cura e da lì condusse una vita normale, riuscendo addirittura a praticare attività sportive con grande merito durante gli anni trascorsi all’università presso il Trinity College di Dublino. Successivamente lavorò come giornalista e fu critico teatrale per il The Evening Mail per poi ricoprire, per un breve periodo, un ruolo nell’amministrazione pubblica.

All’età di 29 anni conobbe quel che fu il suo migliore amico per il resto della vita, l’attore Henry Irving, con il quale intraprese anche numerose collaborazioni. Il rapporto con Irving fu molto importante, grazie a quest’ultimo Stoker conobbe James Abbott Mc Neil Whistler, pittore statunitense, e Arthur Conan Doyle, scrittore e drammaturgo, considerato insieme a Edgar Allan Poe, il fondatore dei due generi letterari del giallo e del fantastico, nonché autore del famoso personaggio dell’investigazione Sherlock Holmes.

Henry Irving e Bram Stoker che lasciano il Lyceum Theatre dall’ingresso posteriore. Una rara foto insieme.

Ma è nel 1897 che Abraham Stoker scrisse la storia su un vampiri intitolata Dracula. L’ispirazione gli era stata fornita dall’incontro avvenuto nel 1890 con il professore Armin Vàmbéry, di origini ungheresi, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad III di Valacchia, noto anche come Vlad Tepes Dracul, ma conosciuto da tutti come Dracula.

Vlad Tepes

Vlad III nacque il 2 novembre del 1431 a Sighisoara in Romania e fu membro della Casa dei Drăculești, un ramo collaterale della Casa di Basarab, e nel suo paese natale è venerato come un eroe popolare, ma anche in altre parti d’Europa, per aver protetto la popolazione rumena sia a sud sia a nord del Danubio.

Troviamo il nome di Vlad III in molti documenti, su tutti il Wladislaus Dragwlya, voivoda partium Transalpinarum del 1475. Il suo patronimico rumeno Drag Dragwlya (o Dragkwlya) Dragulea, Dragolea, Drăculea, deriva dall’epiteto Dracul portato da suo padre Vlad II, che nel 1431 divenne membro dell’Ordine del Drago, un ordine cavalleresco fondato dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo nel 1418 per proteggere il cristianesimo nell’Europa orientale.

Il simbolo che contraddistinse la fraternitas draconis fu:

«Il segno o effigie del drago curvato fino a formare un cerchio, la coda avvolta intorno al collo, diviso nel mezzo della schiena per tutta la sua lunghezza, dalla testa alla punta della coda, da sangue [che traccia] una croce rossa e scorre nella fenditura lasciando una linea bianca intermedia»
(D’Arcy, Boulton (2000), The knights of the crow, Woodbridge, p. 350)
Ordine del Dragone

Mentre le scelte cromatiche dell’effige richiamano, probabilmente non a caso, lo stemma di San Giorgio (croce rossa su sfondo bianco), la data di fondazione dell’Ordine, fu oggetto di discussione tra gli studiosi. Alcuni attribuiscono la fondazione dell’ordo draconis il 13 dicembre 1408, secondo altri nel 1387, anno in cui Sigismondo ottenne il titolo di re d’Ungheria.

Lo scopo della fondazione era decisamente più politico che cavalleresco, infatti l’idea era quella di garantire al re straniero l’appoggio della nobiltà magiara con la creazione di una ristretta cerchia di fedelissimi, dato certo è nella fraternitas dei “Draghi” il titolo di cavaliere non figurava tra i requisiti per l’ammissione e non aveva santi patroni né un quartier generale.

Una delle figure più importanti dell’Ordine fu dunque Vlad III, ad esso venne attribuito (dopo la sua morte, nel 1550 circa) il soprannome Tepes, che vuol dire “Impalatore”, dai cronisti rumeni che descrissero il suo sistema preferito di tortura, ossia l’impalamento.

Questo personaggio venne trasfigurato da Stoker nell’ormai famoso e celebre Conte Dracula, il protagonista del suo racconto. La vicenda viene narrata con una raccolta epistolare di vari personaggi ed inizia il 3 maggio del 1890 con il giovane avvocato Jonathan Harker, inviato in Transilvania per curare l’acquisto di un’abitazione a Londra fatto dal Conte.

Harker durante il suo viaggio in Transilvania entra in un mondo superstizioso e pauroso, in cui la gente del luogo, che incontra sul suo cammino, sono terrorizzate dal Conte.

Una storia suggestiva, che si sposta di ambientazione dalla Transilvania all’ottocentesca Inghilterra ed in cui fanno la loro apparizione le altre figure del romanzo come Mina Murray e Lucy Westenra, ma soprattutto dell’esimio professore Abraham Van Helsing, un professore universitario olandese con la fama di essere un filosofo metafisico che conosce i mali dell’occulto, nonché maestro del dottor Seward, altro personaggio di rilievo del romanzo. Van Helsing è il vero antagonista di Dracula ed è proprio lui che dichiara guerra aperta al vampiro.

Copertina della prima edizione

Molti credono che il romanzo di Dracula sia il primo libro dedicato all’oscura figura del vampiro, ma così non è, lo stesso Stoker rimase affascinato dalla figura del vampiro e dalle tenebre che lo circondano, iniziò ad approfondire l’argomento e ad appassionarsi al mondo dei demoni e degli spiriti, trovando in Vlad III il soggetto perfetto per la sua opera. Nel 1797 il tema dei vampiri fu affrontato da Goethe nella sua ballata La sposa di Corinto (Titolo originale: Die Braut von Korinth), nel 1819 fu pubblicato sul periodico inglese New Monthly Magazine, un racconto dal titolo The Vampire (Il Vampiro) con firma George Gordon Byron, ma in realtà il vero autore era John William Polidori, che narra le vicende del vampiro Lord Ruthven. Nel 1847 fu pubblicata anche una storia gotica dal titolo Varney the Vampire, or the Feast of Blood, considerato uno dei primi romanzi inglesi ad avere come tema il vampirismo.

Immagine sul frontespizio del libro Varney the Vampire, or the Feast of Blood del 1847

Ma il concetto di vampirismo esiste da millenni e in varie culture, come quella mesopotamica, ebraica, greca e romana che concepirono demoni e spiriti precursori dei moderni vampiri. Altri miti riguardanti i vampiri nacquero durante il medioevo, storici e cronisti come Walter Map e Guglielmo di Newburgh scrissero numerosi racconti sui morti viventi. Pur esistendo già dall’antichità creature simili a Nosferatu, è nell’Europa dell’est, nel tardo XVII e XVIII secolo, che si fonda il vero mito del vampiro. Una delle prime testimonianze di attività vampiresche risale al 1672, nell’Istria, una regione a confine tra Austria e Repubblica di Venezia, secondo alcune cronache locale, Jure Grando del villaggio di Khring morì nel 1656 ma fu visto dopo la sua morte bere sangue umano e violentare sessualmente donne del villaggio. Il capo di quella comunità ordinò che gli si piantasse un paletto nel cuore, metodo che sembrò non bastare e pertanto si proseguì alla decapitazione.

Il mito del vampiro dunque vede le sue radici piantate nella cultura slava e sulla loro concezione dell’oltretomba. Demoni e spiriti ebbero importanti funzioni nella società slava pre-insudustriale e si credeva potessero interagire con la vita degli uomini, alcuni spiriti erano benevoli, altri pericolosi e potenzialmente distruttivi, come la Kikomora o conosciuta anche con il nome di Shishimora, uno spirito femminile che risiede nella casa, ed è annunciatore di sventure, la parola Kikimora significa proprio spirito maligno di mora. Secondo le credenze slave il vampiro è la manifestazione di uno spirito impuro che sta possedendo un corpo in decomposizione, questa creatura non morta è vendicativa e gelosa nei confronti dei vivi, da cui succhia sangue per sopravvivere

In Italia il romanzo di Bram Stoker uscì col n. 12 della collana “I racconti misteriosi” di Sonzogno, nel 1922, con la traduzione di Angelo Nessi, tuttavia non era l’edizione integrale dell’opera che uscì nel 1945 per merito dell’editore Fratelli Bocca di Milano.

L’opera in lingua originale ed in prima edizione oggi ha un valore che si aggira tra gli 80 e i 70mila euro, cifra importante per portarsi a casa un capolavoro della letteratura mondiale (però fate attenzione ai falsi).

Prima edizione italiana del 1922 con il titolo Dracula – L’uomo della notte
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